22 Febbraio 2012

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Angolo Tecnico
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Angolo Tecnico

Motivare i giocatori
Per noi coach

Traduco in italiano l´introduzione del libro "The ultimate guide to
motivating players- 35 ways to keep yor players focused and working hard

all season long!", ovvero:
"L´ultima guida per avere giocatori motivati - 35 modi per mantenere i
vostri giocatori concentrati, lavorando duro per tutta la stagione"

di Jeff Haefner (www.breakthroughbasketball.com)

In accordo con tutti i coaches che sottoscrivono la nostra newsletter, una
delle maggiori sfide è quella di motivare i giocatori.
tutti sappiamo che puo´essere estremamente difficoltoso avere giocatori
sempre concentrati per lavorare duramente lungo tutta la stagione.

Cioè, si puo´affermare che le motivazioni dei giocatori possono avere
enormi effetti sui nostri successi...

Tramite una forte motivazione i vostri giocatori impareranno molto più
velocemente, vinceranno più partite, miglioreranno velocemente le proprie
qualità, si divertiranno di più, impareranno lezioni di vita e diventeranno
sia giocatori migliori che persone migliori.

Niente è più sbagliato che il prdere il controllo della tua squadra (anche
per brevi periodi) o abituarli alla cattiva abitudine di un allenamento
mediocre.

"Gli allenatori che allenano solo disegnando schemi sulla
lavagna sono degli stupidi,
quelli che vincono sono quelli che riescono ad arrivare ai
loro giocatori e motivarli!"

Vince Lombardi (mitico
coach NFL)
Tecnica di Tiro (Coach Federico D´ Anna)
1) Tecnica di Tiro



Equilibrio:

Posizione dei piedi, larghezza della base d´appoggio. Da subito, fin dal minibasket, si può insistere per creare quest´automatismo. La maggior parte dei ragazzi tira, secondo me, con i piedi troppo ravvicinati.



Forza:

Azione degli arti inferiori verso l´alto, gambe piegate. Secondo la distanza da cui si tira, nulla deve cambiare nella tecnica, se non il differente piegamento delle gambe. La forza per arrivare a canestro deve partire dalle gambe: abitudini sbagliate frequenti sono invece velocizzare la distensione del braccio, inarcare la schiena o fare una torsione del busto.

Nelle esercitazioni tecniche, è molto importante stabilire la distanza massima dalla quale tirare. Un buon metodo, seppur empirico, per stabilire questa distanza, è far tirare il giovane da sotto canestro e poi allontanarsi dallo stesso un passo alla volta, quando vedo che il ragazzo, per tirare è costretto a saltare e soprattutto comincia a cambiare qualche dettaglio tecnico, non gli devo permettere di allontanarsi oltre.

Direzione:

Distensione del braccio verso canestro; una pistola è meno precisa di un fucile a causa della canna corta. Il proiettile, maggior tragitto compie all´interno di una canna, miglior direzione prenderà. Per questa ragione bisogna distendere il braccio verso canestro. Un tiratore con buona tecnica sbaglierà tirando corto o lungo, mai storto.

Parabola:

Frustata del polso e stimolo delle gambe. La frustata inoltre fa "girare" la palla: la traiettoria sarà più stabile, il tiro più morbido.

Coordinazione:

Armonia tra le spinte degli arti inferiori e quelli superiori; respirazione, inspiro nella fase di carico ed espiro in quella di scarico.

2) Palla a contatto solo delle dita, parte sensibile della mano

Sensibilità e Precisione:

La sensibilità si può sviluppare, tiri da molto vicino, palloni diversi come peso, dimensioni o costruzione (soprattutto nel Minibasket), tirare ad occhi chiusi (tutti sanno che un cieco sviluppa naturalmente un tatto superiore)...la precisione è anche dosaggio della forza, percentuale di forza usata.

Bisogna porre molta attenzione ai ragazzi che hanno rigidità articolare del cingolo scapolo-omerale: pretendere da loro di avere il braccio di tiro allineato nelle sue varie articolazioni(spalla-gomito-polso) è una richiesta che crea soltanto tensione muscolare, che andrà a scapito della precisione.

Meglio quindi permettere a questi ragazzi di non avere i piedi rivolti a canestro, ma ruotati rispetto alle spalle. In questo modo avremo il braccio allineato e la muscolatura rilassata.

Sequenza Didattica:

Non tirare a canestro in modo che il successo non sia dato dalla realizzazione, ma dalla corretta esecuzione: tiro ad una mano da sdraiato, tiro ad una mano con il piede corrispondente alla mano di tiro su una linea, idem usando anche la mano d´appoggio, arresto senza tiro, per controllare la verticalità del salto e l´equilibrio in volo.

A canestro: giro del mondo, autopassagio arresto e tiro, palleggio arresto e tiro, tiro da ricezione(smarcamento, uscita dai blocchi, da una penetrazione e scarico), tiro dopo due salti( ancora per verificare l´equilibrio in volo).

Obiettivo:

Arrivare ad avere un proprio stile, sempre uguale, stessa velocità di rilascio, indipendentemente dalle varie condizioni che si presentano in gioco.

Correzioni:

Un concetto alla volta; non è possibile pretendere da un ragazzo, in pochi secondi, che assimili correzioni diverse, ad es. piega le gambe, distendi il braccio....... ma una correzione a seduta(oggi diamo attenzione alle gambe piegate e basta).

Tattica:

Concetto di buon tiro: quando posso tirare, quando devo tirare; sono libero, c´è presenza a rimbalzo, abbiamo rovesciato il gioco, abbiamo data la palla dentro...ogni allenatore deve avere una chiara comunicazione con i propri giocatori, non deve succedere che un ragazzo, dopo aver tirato e sbagliato, chieda conferma con gli occhi della bontà della propria scelta, o si ponga il problema se l´allenatore lo supporterà in caso d´errore. Chi tira, lo farà senza "pensare", sicuro della propria scelta.

Un giocatore deve sapere quando tirare ed essere supportato non solo se segna.

Il concetto di buon tiro è assolutamente individuale, ciò che buono per Bargnani non lo è per Crosariol, per un quattordicenne è diverso che per un sedicenne...

Aspetto Mentale:

Apprendere a sentire le emozioni di un tiro ben eseguito, riviverle, visualizzare una buon´esecuzione, " sentire" la palla che esce bene dalle dita ed entra nel canestro.

Allenarsi in situazioni di gara: velocità d´esecuzione uguale a quella di partita, ma anche importanza del tiro stesso; costruire gare od esercizi in cui sbagliare o segnare può significare far perdere la propria squadra, o farla vincere.

Tiro Libero:

Visualizzare il tiro, isolarsi, nessun disturbo.

Respirazione, come abbiamo già detto in precedenza, inspirare nella fase di carico, espirare nella distensione, ma nel tiro libero la respirazione è ancora più importante perché abbiamo il tempo per "sentirla"

Dobbiamo insegnare a crearsi un rituale che si ripeterà sempre, sia fisico che di pensiero. Penserò sempre, ad esempio, ad un canestro su tiro libero realmente eseguito in allenamento, od in un´altra partita, che l´allenatore ha "scelto" come il "mio tiro magico", ripeterò gli stessi gesti...non sarò distratto dai tifosi avversari, dalle loro grida, nè dall´importanza del tiro stesso.

3) Conclusioni

L´allenamento ha una parte fondamentale nella costruzione del tiro di un giovane, è molto più importante del talento.

E´ difficile però allenarsi "bene "al tiro. Spesso noi allenatori chiediamo ed otteniamo impegno fisico, ma la capacità di "sentirsi", di porre attenzione a piccolissimi dettagli, è spesso trascurata.

Dobbiamo parlare con il giocatore, confrontarci con lui, insieme capire come individualizzare la tecnica in base alle esigenze del ragazzo stesso.

In questo noi dobbiamo sentirci allenatori di uno sport individuale: ogni ragazzo va allenato al tiro in modo "speciale", diverso da un altro.
1 c 1 Offensivo (Ettore Messina)
Ettore Messina

1 CONTRO 1 OFFENSIVO

Premessa: si parte dal presupposto che i giocatori con cui si lavora siano già in possesso di una discreta conoscenza dei principali fondamentali d´attacco (uso del palleggio, passaggio e tiro), e quindi anche in grado di fare delle valide scelte di tiro.

Parlando di 1 c. 1 offensivo è importante distinguere due diverse situazioni:

• 1 c. 1 da fermo (che deriva da una ricezione)
• 1 c. 1 che parte da una condizione di vantaggio da parte dell´attaccante (l´attaccante riceve dopo aver opportunamente sfruttato il blocco di un compagno oppure perchè il proprio avversario è in ritardo dopo aver aiutato su una penetrazione, ecc.).

Se i nostri giocatori fossero abituati a stare sempre in movimento senza pause (continuità nel passare dalla difesa all´attacco e durante le varie fasi dell´attacco stesso), sicuramente il problema dello smarcamento rivestirebbe un´importanza irrilevante ai fini dell´esito del nostro attacco; purtroppo però la realtà è assai diversa.
Dovendo quindi parlare di smarcamento, Messina ha evidenziato l´importanza di Guardare il proprio avversario e non il compagno con la palla.
L´attaccante deve quindi imparare a concentrare la propria attenzione sull´area e sui difensori (per tenere sotto controllo il compagno con palla basta la coda dell´occhio).

A) Se il difensore non è già nella posizione dove io voglio prendere la palla (sulla traiettoria che mi porterebbe a ricevere), allora VADO A PRENDERE LA PALLA direttamente; se reagisce faccio backdoor (l´importante è mantenere sempre l´iniziativa).
E´ inutile fare smarcamento se la difesa non è sulla linea che unisce il punto dove voglio ricevere alla palla (perdo solo tempo e ho un attacco statico).
Idee per il backdoor: quando l´attaccante vede che la difesa viene a giocare sulla linea, eseguirà un movimento diretto a canestro se lo spazio in area è libero (Dis. 1)


mentre se lo spazio risulta occupato da un pivot (Dis. 2) ricorrerà ad un backdoor in allontanamento (mi muovo verso il difensore che mi anticipa e mi allontano); in questo caso il passaggio migliore sarà sicuramente un due mani sopra la testa.


Quindi riepilogando: difensore inizialmente sotto la linea di passaggio; mi muovo verso la palla e
• se il difensore non reagisce, ricevo un passaggio diretto;
• se il difensore si pone sulla traiettoria del passaggio e c´è spazio in area, eseguo un backdoor diretto a canestro;
• se il difensore si pone sulla traiettoria del passaggio e non c´è spazio in area, eseguo un backdoor in allontanamento.

B) Se invece il difensore è già sulla linea di passaggio, dovrò comportarmi diversamente:
• se c´è spazio, vado contro la sua spalla interna per toglierlo dalla posizione di anticipo;
• se arretra di un passo, prendo contatto ed esco fuori, altrimenti proseguo e osservo cosa fa la difesa (Dis. 3)



Nel lavoro quotidiano bisogna privilegiare il lavoro dei piedi rispetto a quello del corpo (braccia, avambraccio, gomiti, ecc.).

1 c. 1 da fermo:
ricevendo in ala da fermo (con il difensore davanti, dopo uno smarcamento) siamo in una situazione statica; spesso l´attaccante riceve e non ha coscienza della distanza che c´è fra lui e il difensore.
Appena prendo la palla, se il difensore è vicino, come prima cosa devo strappare la palla e portarla sul lato opposto (probabilmente il difensore farà un passo indietro per recuperare la posizione, così acquisto un primo piccolo vantaggio); questa azione mi permette di poter giocare subito 1 c. 1 ma anche di avere una buona linea di passaggio sul fondo (Dis. 4)



Se il difensore si stacca perchè considera il proprio avversario un tiratore scadente, capita spesso che l´attaccante parta ugualmente in palleggio (con partenza incrociata).
Invece, se si vuole comunque giocare 1 c. 1 col difensore lontano, è meglio mettere la palla subito per terra (palleggio vicino ai piedi) e attaccare poi con palleggio protetto, esitazioni, ecc. una delle spalle del difensore (non il suo petto); anche in questo caso, alla base della scelta, c´è la necessità da parte dell´attaccante di mantenere sempre l´iniziativa.

In sostanza, parlando di situazioni pratiche e non canoniche, l´1 c. 1 da fermo si riduce alle due situazioni viste prima e cioè:
• difensore molto vicino
• difensore lontano.


1 c. 1 con difensore in ritardo:
la situazione è quindi quella in cui il difensore si trova a dover correre dietro o verso l´attaccante per recuperare il ritardo o per chiudere la distanza tra se e l´avversario con palla.
Ad es. se l´attaccante che gioca sul lato debole vede che il suo difensore gira la testa verso la palla, dovrà tagliare dietro o allontanarsi in angolo; sul passaggio skip l´attaccante potrà giocare col difensore in recupero (Dis. 5)



Per l´attaccante comunque la cosa più importante è GIOCARE PER RICEVERE NELLE ZONE IN CUI PENSA DI POTER ESSERE PERICOLOSO - CREARE PERICOLI PER LA DIFESA.

Per avere maggior vantaggio bisogna imparare a rubare spazio, ad es. muoversi in allontanamento rispetto alla penetrazione in palleggio di un compagno (Dis. 6).




1) Appena l´attaccante riceve con vantaggio sul proprio difensore deve mettere gli occhi sul ferro e la palla in posizione di tiro; se è libero la prima idea è quella di un tiro non una penetrazione in palleggio (che può portare ad un tiro ravvicinato ma col difensore addosso).

2) Nel caso in cui il difensore stia recuperando in modo particolarmente aggressivo, bisogna giocare 1 c. 1 in penetrazione CONTRO il difensore che sta correndo addosso, attaccandolo su una spalla con un primo palleggio eseguito oltre il suo corpo (se eseguo un palleggio laterale il difensore può recuperare).
E´ importante che l´attaccante riconosca se il difensore sta correndo verso di lui davanti o di lato.
Solitamente si dice all´attaccante: "GIOCA CONTRO IL PIEDE AVANTI", questo però determina un atteggiamento sbagliato perché i ragazzi guardano per terra e non avanti; siccome invece bisogna tenere gli occhi sul ferro, il consiglio è quello di dire: "ATTACCA LA SUA SPALLA".

3) Se l´attaccante ha dei dubbi allora userà una finta di tiro per poi giocare in relazione alla reazione del difensore.


L´1 c. 1 può essere finalizzato alla difesa o all´attacco. Quando si lavora per l´attacco è meglio usare situazioni in cui la difesa deve recuperare, così l´attaccante si abitua a fare delle scelte.




Nell´esercizio illustrato (Dis. 7) il difensore passa e corre a difendere (o sfida a tirare); l´attaccante deve leggere la situazione e reagire di conseguenza. Invertire le posizioni dopo 5 attacchi, così i ragazzi hanno la possibilità di memorizzare le cose che stanno facendo (gli facciamo capire che non stiamo lavorando sulle percentuali). Il difensore dovrà collaborare determinando situazioni diverse.




Se invece vogliamo stimolare l´aggressività e la competitività useremo il classico "chi recupera attacca". E´ ovvio che in questo caso ai giocatori interessa di più il FINE (recuperare la palla) e non il COME (ognuno giocherà per fare canestro facendo ricorso al movimento che dà maggior sicurezza, con scarso interesse quindi per quello che si sta facendo).

Sempre a proposito di 1 c. 1 con difensore in ritardo, è invece raro vedere attaccanti che passano la palla e continuano ad attaccare mantenendo il vantaggio iniziale (o addirittura incrementandolo).

Spesso infatti l´attaccante commette l´errore di esitare, dando così tempo al difensore di recuperare e giocare 1 c. 1 statico (Dis. 8), anziché passare e giocare dai e vai con successo, dato che il difensore non può porsi sulla linea uomo-palla (Dis. 9).




L´allenatore deve spronare i ragazzi a non giocare da fermo, privilegiando 1 c. 1 dinamici e non statici.

E´ sua convinzione che la percentuale di tiro non dipenda solo dalla giornata più o meno felice ma anche da come si gioca (se la palla si muove, la difesa ha più problemi e per l´attacco aumentano le possibilità di tiri facili) e pone quindi l´accento sull´importanza dei passaggi per muovere la palla.

Nel bagaglio tecnico di un buon attaccante non deve mancare l´ARRESTO E TIRO.

Non si tratta del Palleggio-Arresto-Tiro che più o meno tutti sanno fare, ma di insegnare l´uso del palleggio per spaccare la difesa, quindi Due o Tre palleggi-Arresto-Tiro per arrivare in mezzo all´area.


Non basta infatti saper entrare o tirare piazzato, perché in questo caso la difesa dovrà preoccuparsi di difendere solo la linea dei 3 punti e il centro dell´area. Senza arresto e tiro ho solo due aree di tiro: piazzato se sono in vantaggio o terzo tempo se penetro (Dis. 10).


Usando anche l´arresto e tiro diventa difficile per la difesa coprire tutte le zone e si aprono così spazi enormi per l´attacco. Parlando poi di arresto e tiro in mezzo all´area, l´attaccante deve imparare ad arrestarsi e saltare leggermente all´indietro per neutralizzare l´eventuale aiuto difensivo.

Durante lo smarcamento non devo guardare chi ha la palla perché quando ricevo non ho chiara la posizione del difensore (Dis. 11); è importante che i giocatori si abituino a guardare il centro dell´area: muoversi verso la palla continuando a guardare dentro l´area e preoccupandosi di vedere la palla solo con la coda dell´occhio (Dis. 12).



Ci sono situazioni tipo (ad es. in uscita da un blocco basso) in cui si attacca preoccupandosi solo di vedere la palla, senza avere idea di come la difesa ha reagito (Dis. 13).





Non è altro che il concetto che si applica in difesa: un occhio sulla palla e uno sull´attaccante.
Usiamolo quindi anche per l´attacco ! UN OCCHIO SULLA PALLA E UNO SUL DIFENSORE. Alleniamo la visione periferica.

Il Focus dei miei occhi (il punto morto) non deve quindi essere sulla palla, ma in mezzo all´area.
Se fisso gli occhi sulla palla vedrò una porzione di campo inutile (Dis. 14); la scelta giusta è quella di far rientrare nel proprio campo visivo tutto quello che serve: palla, difesa, canestro, compagni (Dis. 15).



Alla Kinder giocano per far perdere l´attimo del passaggio.
Quasi tutti gli attaccanti quando ricevono hanno bisogno di guardare per fare un passaggio, la loro scelta è quindi quella di non mettersi subito sulla linea di passaggio, ma aspettare il momento in cui l´avversario ha ricevuto la palla per metterlo in difficoltà nel momento di decidere cosa fare dopo (creare indecisione nell´attaccante che ha ricevuto).

Lavorando con giocatori giovani è importante tener conto delle loro caratteristiche senza però esasperare la specializzazione.

Ad esempio non possiamo richiedere a un pivot giovane di fare gli stessi movimenti che usiamo per gli esterni.

L´esterno può fare una partenza incrociata con un primo palleggio oltre il difensore (palleggio in avanti), ma se facciamo fare lo stesso movimento a un lungo vicino a canestro, o perde palla o va fuori equilibrio. In questo caso è meglio optare per un passo più corto con palleggio protetto (magari con due mani, palleggiando tra le gambe).

E´ però importante proporre situazioni diversificate per l´1 c. 1, abituando così gli esterni a giocare vicino a canestro e i lunghi lontano.

Gran parte del successo dell´1 c. 1 (senza e con palla) è legata alla capacità di tagliare.
Come tagliare verso la palla:

• con palla bassa, bisogna curare l´angolo di passaggio (Dis. 16) - nel caso SI ho creato un angolo di passaggio corretto perché se il difensore anticipa posso fare un backdoor rapido (i miei piedi sono più pronti a spingere verso canestro), nel caso NO troverei più difficoltà;




• con palla in ala, se taglio dritto sul fondo non aiuto a creare un buon angolo di passaggio (Dis. 17); se invece taglio un pò a curva, salendo verso la palla, creo una situazione migliore (Dis. 18). Se poi chi ha la palla legge la situazione e usa un palleggio, posso ricevere in area.





Se un attaccante fa una cosa dopo che un compagno ne ha fatta un´altra, diventa un fatto meccanico e si perde iniziativa. Bisogna imparare a fare una cosa insieme a un´altra che sta facendo un compagno.

Riepilogando quindi:
• prendere gli angoli giusti sul campo (per l´attacco) e togliere gli angoli di passaggio (per la difesa) è sinonimo di giocare bene a basket;
• imparare a procurarsi lo spazio per acquisire un vantaggio;
• OK il palleggio e il tiro, ma usare anche il passaggio per mantenere (o aumentare) il vantaggio.

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21-02-2012 20:30
Fonte: Flo - Under19 Elite

U19Elite: Basket95 Faenza-Cestistica Piacentina 86/70

14-02-2012 18:37
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Faenza non infierisce sui problemi (di organico e di nessun allenamento) di Cesena

14-02-2012 17:26
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Come nel miglior thriller: Il suicidio perfetto...... è servito!!!

13-02-2012 21:30
Fonte: Flo - Under19 Elite

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24-01-2012 18:30
Fonte: flo - Under19 Elite

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